Ecobonus: una corsa contro il tempo, se c’è tempo

Ecobonus: una corsa contro il tempo, se c’è tempo

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Ecobonus:una corsa contro il tempo, se c’è tempo 

A questa conclusione si è giunti, in modo condiviso da tutti gli illustri relatori, dopo un’ora di webinar, dedicato al tema di grande attualità e molto dibattuto, organizzato da Academyimmobiliare.it.

Il progetto è lanciato da Trusters, piattaforma di lending crowdfunding immobiliare che vanta, in meno di 3 anni di operatività, diversi primati, tra cui essere la prima:

  • 100% Made in Italy
  • ad adottare la blockchain, a maggior garanzia della trasparenza dei dati;
  • a lanciare un’Academy, per consentire a tutti di formarsi e mantenersi informarti su real estate, fintech e innovazione digitale;
  • per numero di progetti immobiliari presentati e 100% finanziati.

Moderati da Laura Lamarra, Manager e Giornalista, il Comune di Milano, Assimpredil Ance, FenalUil, Anapi, hanno dato voce alle istanze dei principali attori coinvolti nella filiera dell’edilizia. E’ lei la protagonista dell'”Ecobonus: una corsa contro il tempo, se c’è tempo”, ossia le misure di incentivazione fiscale relative all’efficientamento energetico del patrimonio immobiliare.

Quali sono i vantaggi della misura per il Comune di Milano?

“E’ un volano ulteriore rispetto a una strategia già avviata, afferma Emmanuel Conte, Presidente Commissione Bilancio del Comune di Milano, che va nella direzione del piano Area Clima, adottato dal Comune quest’anno, che ha l’obiettivo di avere una città a zero emissioni di C02 entro il 2050 e una riduzione del 45% entro il 2030.  

E’ una manovra nazionale che spingiamo perché significa avere una città sostenibile, con più sviluppo, lavoro e attività produttive. Perfettamente in linea con la visione dell’Amministrazione comunale, ossia andare incontro alle esigenze di cambiamenti climatici e transizione ecologica, abbracciando lo sviluppo e quindi non in modo ideologico. 

Il Comune l’ha inteso sino ad oggi con 3 principali azioni: efficientamento e miglioramento della qualità del patrimonio pubblico comunale, soprattutto residenziale e scuole, di quello privato, con diversi bandi e incentivi più equi, e richiedendo alla società MM di impostare un piano di efficientamento energetico per i prossimi 20 anni con un importante spesa, intorno ai 620 milioni di euro, a cui si è aggiunta, con il Decreto rilancio, l’adesione al Bonus 110.

Ci siamo dati come obiettivo una riduzione di circa 27 mila tonnellate di CO2 per anno e una riduzione di consumo di energia elettrica di circa 130mila megawatt  annuo. Un piano ambizioso, prosegue Conte.

Rispetto all’Ecobonus, i Comuni hanno un ruolo residuale, di terza parte, che spesso suscita fastidi per la situazione degli archivi e l’eccesso di burocrazia. Tuttavia, il Comune di Milano ha sin da subito agito, insieme alle Associazioni di categoria, favorendo:

  • la snellezza operativa,
  • la digitalizzazione degli archivicon un investimento pari a 1,5 milioni volto anche alla mappatura e al recupero degli atti,
  • l’agevolazione dei flussi informativi con l’abolizione del protocollo e della PEC, 
  • il rafforzamento delle risorse umane dedicate, passando da n.8 a n. 22 unità, adeguatamente formate
  • la creazione di una piattaforma on line per consentire la snellezza nella comunicazione di accesso agli atti e per monitorare lo status delle pratiche nei giorni successivi e rispondere più celermente possibile all’ aumento di richieste di accesso agli atti (pari a + 20%,  passando in un anno da 10mila a 12mila), e di  appuntamenti,  (passati da n.100 a n.200 a settimana rispetto al primo trimestre già nel 2021)”.

Vantaggi ritenuti indubbi anche per Assimpredil Ance

“E’ senza dubbio una misura utile per il pianeta e per il futuro delle generazioni”, afferma Dario Firsech, Vice Presidente di Assimpredil – Ance.

Una misura con grande potenziale, anche in termini di ripresa. Sul piano ambientale, si stima una ricaduta sul territorio di circa 100 mila edifici da riqualificare. Il patrimonio edilizio italiano per più del 70% è nato prima degli anni 70, quindi è molto dispendioso dal punto di vista energetico. Il risparmio di energia e la riduzione di CO2, che con questa norma si potrebbero raggiungere, sono effetti più che positivi. Si stima che il nostro Paese, con interventi in tal senso, eviterebbe un approvvigionamento di ben 191 mila tonnellate di petrolio, materia prima che paga profumatamente.

Infine, aggiunge, si è ricominciato a parlare di edilizia, da sempre tema caro agli italiani e il cui interesse nel tempo era un pò scemato. Noi stimiamo ricadute importanti per il Paese: + 6 miliardi rispetto al normale giro d’affari annuale, che passerebbe a 21 miliardi rapportato a tutto l’indotto. Un impatto importante che si traduce in modo molto positivo anche sul piano occupazionale, fortemente compromesso dalla crisi del 2008 che ha causato una perdita di oltre 680 mila posti di lavoro. In termini di incremento della forza lavoro, si stima una ricaduta di +64mila unità che, con l’indotto, porterebbe a 100mila unità. 

Segnali incoraggianti in tal senso li stiamo già registrando. Attraverso il nostro sistema bilaterale, le Casse edili, abbiamo il monitoraggio di tutti i lavoratori neo assunti”.

Ma per Ance c’è una preoccupante esclusione

“Come mai una misura così importante, che crea sviluppo economico, occupazione e migliora il patrimonio immobiliare, non è stata estesa anche ai beni delle aziende? Gli uffici e i magazzini non producono Co2?”, evidenzia Firsech.

E’ un vero peccato, prosegue,  perché avrebbe coinvolto una serie di operatori istituzionali che avrebbero dato maggiore impulso al mercato. Se crediamo veramente che l’obiettivo è riqualificare, perché escludere una fetta importante di edifici? Noi stiamo chiedendo di ampliare la portata della misura anche questi immobili”.

Il Sindacato dell’edilizia, Fenealuil, avvalla il contenuto valoriale delle tante misure in questo senso avviate, sin dal ’98.

“Con Ance abbiamo da sempre un dialogo e un confronto costruttivo e continuo, dichiara Enrico Vizza, Segretario Generale Feneauil, e anche noi, come Sindacato, vediamo in modo positivo la misura, che va, non solo promossa, ma anche sostenuta.

Da anni, dal ’98, con la legge finanziaria del Governo Prodi, si parla di incentivi, edilizia sostenibile, bonus e rigenerazione urbana, numerose le misure emanate in tal senso, grazie alle quali sono stati realizzati 19 milioni di interventi. 

Con il Segretario Generale Vito Panzarella, osserviamo da sempre i cambiamenti che le misure comportano nel settore edile e cosa occorre fare, confrontandoci anche con Università, Corpi intermedi, Associazioni di categoria, Ordini professionali, Rappresentanti dei lavoratori, figure determinanti all’interno del Paese.  

Come Sindacato abbiamo organizzato diverse iniziative sul tema casa e sul valore dell’abitare, anche con l’importante contributo di Mario Abis Presidente Centro Makno e Professore alla IULM.

Dobbiamo fare quadrato, avere una voce unica.  L’iniziativa del 6 maggio che abbiamo organizzato è stata in tal senso molto importante; la filiera dell’edilizia presenziava al completo, facendo quadrato intorno alla norma. Perchè la ripartenza di questo settore ne attiva altri 22.

Il nostro Paese a livello europeo ha il più alto patrimonio immobiliare, pubblico e privato, obsoleto, poiché costruito tra gli anni 60-70-80.  Non tutti i Comuni, e in Italia sono oltre 800o, sono in grado di procedere come il Comune di Milano e il  patrimonio pubblico che necessità di interventi è significativo. A ciò si aggiunge l’annoso tema dell’edilizia popolare e dei condomini. Io non vorrei essere un amministratore di condominio in questo momento, chiamato a gestire chi l’intervento lo vuole e chi no/non può. Una figura, quella dell’amministratore del condominio, che va supportata e la politica deve farsene carico.

“Dei 12 mila interventi avviati ai fini dell’Ecobonus, solo 1000 sono relativi a condomini”, afferma Vizza.

3 famiglie su 4 vivono in casa di proprietà; 20milioni di famiglie sono proprietari di case e solo 4milioni di abitazioni sono in regola con le norme. E’ evidente che c’è ancora molto da fare e che si tratta di un’opportunità da non vanificare”.

Ma se tutti sono concordi perchè si parla di corsa contro il tempo?

Voce unanime anche in punto di tempistiche: la proroga al 2023 non è affatto sufficiente.

“Si parla di corsa perché c’è una scadenza, afferma Conte, difficilmente compatibile con le tempistiche di esecuzione dei lavori, specie nel caso di condomini, e i diversi mesi indispensabili per avere alcuni atti di fabbrica.

Per questo è indispensabile rimuovere la burocrazia non necessaria. Inoltre, essendo il Comune ente terzo, rispetto al bilaterale tra chi gode dell’agevolazione fiscale e l’agenzia delle entrate, non abbiamo una rendicontazione. Quindi il paradosso è che ad oggi il Comune non ha modo di monitorare gli interventi. Occorre avere il tempo di capire e implementare flussi informativi efficienti. Restiamo dunque a sostegno degli emendamenti avanzati dagli esperti di settore” .

“Il nostro Paese ha meno mattoni che carte, afferma Firsech e prosegue. “Molto lavoro è stato fatto dal Comune di Milano, specie sul piano degli accessi agli atti, ma ancora si deve fare perché il processo produttivo è articolato e complesso e coinvolge tanti aspetti della PA. Per avere un’occupazione del suolo pubblico nel Comune di Milano, ad esempio, sono necessari mediamente 90 giorni. E’ troppo. Anche perchè c’è una scadenza. 

Bene il fatto di prorogare la norma, ma è insufficiente, aggiunge Firsech

Mediamente il processo produttivo nel settore dell’edilizia ha un tempo di programmazione e di gestione che supera l’anno. Quindi, avere una norma che ha una durata pari al mero tempo di gestazione del lavoro da organizzare non funziona. Il rischio è che non si producano gli effetti auspicati. 

Inoltre, dalla sua emanazione, nel maggio 2020, abbiamo perso un anno, aggiunge Firsech. Di fatto i primi dati concreti si sono misurati a partire da gennaio 2021. 13 mila gli interventi attivati, per un valore di circa 1 miliardo e 600 mila euro (dati riferiti al 28 aprile 2021).  Stiamo cominciando a vedere oggi gli effetti della bontà della norma sul territorio.  Ma se non c’è un sufficiente arco temporale che permette di portare a compimento l’opera,  grazie a una maggior snellezza burocratica, il rischio è che fra breve ci si fermi nuovamente, specie nelle lavorazioni complesse come i condomini.  Infine, a ciò si aggiunge la burocrazia delle banche. E il  cittadino, si sa, procede se ha certezza di poter contare sulle finanze necessarie”

La proroga al 2023 è importante, condivide Vizza, ma la prospettiva deve andare ben oltre questa scadenza. 

Non c’è schieramento politico, c’è la volontà di lavorare per un patrimonio immobiliare  più efficiente ed economico, su un percorso comune che punti a: 

  • semplificare  l’operatività, snellire la burocrazia e rafforzare la presenza dei tecnici nei Comuni, per supportare nell’applicazione della misura e nella conoscenza della stessa
  • investire nella digitalizzazione e istituire il fascicolo digitale delle abitazioni
  • supportare gli amministratori condominiali 
  • premiare la qualità, la professionalità e l’affidabilità, mettendo in un angolo quelle poche imprese non genuine, che mettono a rischio la sicurezza dei lavoratori nei cantieri e fanno altresì competizione sleale
  • definire, una volta per tutte, che per le opere edili si deve adottare il contratto dell’edilizia, tutelante perché prevede l’iscrizione alle Casse edili, quindi la regolarità, nonché formazione e sicurezza erogata da nostri Enti bilaterali”.

“A fronte degli indubbi benefici della norma, restano difficoltà, specie per gli amministratori di condominio, che sono stati dimenticati”, afferma Fusco, Presidente di ANAPI. 

“Inaccettabile la disattenzione della politica nei riguardi di due temi importanti.

Uno riguarda le adunanze assembleari in tempo di covid, invalide se fatte con supporto digitale e suscettibili di impugnazione, con conseguente rischio di affollamento di pratiche in Tribunale.

Non meno importante, il tema dei compensi dell’amministratore di condominio che, a differenza degli altri professionisti coinvolti nei lavori, non sono oggetto di detrazione fiscale.

Così, per portare avanti le nostre istanze, abbiamo costituito una consulta con 7 sigle associative che raggruppano ben 25 mila amministratori di condominio. Ma siamo ben lieti di fare squadra con tutti gli attori coinvolti in un percorso che non può lasciar indietro nessuno. Ne va della sostenibilità della filiera e degli effetti benefici della norma” .

“L’unione fa la forza”, dice il vecchio agio popolare. E la battaglia va fatta insieme. Tante istanze, una sola voce, perché di fronte a molti benefici e a una scadenza, una corsa contro il tempo, si deve fare, ma solo “se c’è il tempo“.

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